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Nel l'allenamento della difesa gli allenatori usano le esercitazioni analitiche: esercizi ripetitivi, utili per l'apprendimento di gesti tecnici come l'affondo, la rullata, il tuffo, indispensabili per il buon esito degli interventi difensivi.
Ancora più spesso tali esercitazioni vengono sintetizzate nel classico attacco e difesa a coppie, o palla a coppie, esercizio immancabile nel riscaldamento pre gara, senza il quale molti atleti dicono di non riuscire a riscaldarsi bene.
"Io non faccio la palla a coppie, perché non serve a nulla; se la fate state perdendo tempo."
Questa frase di Andrea Anastasi è provocatoria e sorprendente, la verità è che gli esercizi fatti a terra servono più come riscaldamento che non per migliorare la difesa; piuttosto, nella loro strutturazione, diventa particolarmente importante associare all'intervento difensivo la successiva alzata di ricostruzione.
Oggi le squadre di alto livello, lavorano molto per l'alzata in palleggio di tutti i giocatori, a prescindere dal ruolo.
Per migliorare la difesa dunque, meglio utilizzare esercizi con attacchi da rete, in cui il difensore è stimolato a leggere e anticipare le intenzioni dell'attaccante avversario.
Dobbiamo sapere leggere soprattutto il pallonetto, leggere la mano di chi sta per eseguire un pallonetto per riuscire a muoversi in anticipo.
Meglio ancora è allenare la difesa in situazione reali.
Un esercizio può essere un due contro due con attacco obbligatorio in diagonale; la coppia che vince lo scambio rimane a giocare, mentre la coppia che perde esce e lascia il posto ad un'altra coppia .
L'allenatore mette in gioco la palla da bordo campo sempre sulla coppia che ha vinto l'azione; vince chi per primo totalizza 5 punti.
In tale esercizio si assiste ad un buon numero di interventi con braccia alte e mani aperte; questa è una tecnica sempre più utilizzata soprattutto nel settore femminile che consente alle atlete di posizionarsi un po' più avanti e quindi gestire i palloni più lunghi appunto con le due mani aperte.
Tale intervento difensivo andrà allenato sempre più, stimolando i nostri atleti ad avere una posizione di attesa più avanzata, soprattutto con palloni vicini a rete.
Ovviamente, per il buon esito di questi esercizi, bisogna avere atlete/i con buone capacità tecniche.
Personalmente servono di più difese fatte con queste esercitazioni di questo tipo, che con tante ripetizioni analitiche fuori dal contesto di gioco.
Altro esercizio è un 3 contro 3 senza muro ma con attacco obbligato in diagonale.
In questo esercizio il numero di palloni difesa aumenta molto ma inizialmente c'è poca capacità di ricostruzione, poi gradualmente più l'esercizio va avanti più le azioni si allungano grazie alla capacità delle atlete/i di tenere la difesa alta in mezzo al campo, favorendo le alzate per il contrattacco.
Ulteriore esercizio. 
Due terzetti (posto 4-5-6) schierati in difesa sulla difesa in diagonale si aggiunge il muro a uno della palleggiatrice.
Chi attacca può schiacciare solo in diagonale e chi mura tiene il centro del campo, quindi aiutare la difesa facendo in modo che la palla non possa essere schiacciata forte al centro del campo.
In questo caso nascono diverse situazioni; a volte il muro tocca a volte c'è palla morbida da recuperare o c'è palla forte addosso.

Zavalloni Dott.Paolo

 

Il primo esercizio è di riscaldamento che però richiama una situazione simile alla gara; la lettura del centrale sul primo tempo avversario.
Gli atleti si dispongono a coppie, uno pronto a muro e l'altro di fronte sul tre con la palla in mano; l'atleta con il pallone potrà lasciare la palla a filo rete o fintare tale azione.
Il suo compagno di coppia pronto a muro, dovrà leggere la situazione cercando di saltare e andare a prendere la palla nel campo avverso senza fare dei salti a vuoto sulla finta.
Sarà indispensabile essere pronti, con gambe piegate e braccia alte già abbastanza pronte a murare.
Per riuscire ad eseguire bene l'esercizio non occorrerà fare dei salti massimali ma le braccia andranno messe direttamente oltre la rete.
È stato dato un obbiettivo: ogni atleta dovrà fare 5 esecuzioni buone, scalando gli errori; viene considerato come errore il salto a vuoto.
Il secondo esercizio è simile al precedente però la lettura a muro è fatta da due giocatori, il centrale e il posto 2 se si lavora a destra; il centrale e posto 4 se lavoriamo sulla parte sinistra.
Tutto ciò somiglia alla gestione tattica del muro contro una tesa o contro una veloce dietro.
L'assistenza a muro di posto 2-4 è molto importante anche per contrastare una pipe avversaria, con il centrale che si sposta davanti al primo tempo e l'ala che rimane piuttosto stretta e aiuta sul' attacco in veloce dell' avversario.
Certo che muriamo solo per visione, cioè parte la palla e muriamo; sulla finta non si salta e questa è la base della lettura.
Per poterlo fare è necessario prepararsi con le gambe già un po' piegate, senza caricare ulteriormente ma andando direttamente verso l'alto.
Il terzo esercizio prevede un attacco di primo tempo schiacciando sopra un plinto, oppure un attacco di banda sempre da un plinto: tutto ciò impone al muro avversario un adattamento sempre più vicino alla realtà del gioco.
Posto 3 e 4 (o 2) infatti dovranno prepararsi abbastanza vicini, e appunto, aspettando di vedere se c'è primo tempo: avranno come obiettivo quello di saltare e toccare la palla per renderla facilmente difendibile.
Se invece (con una segnalazione verbale) si attaccherà dalla banda, entrambi i giocatori di muro dovranno spostarsi velocemente verso l'esterno: coordinando bene i loro movimenti, potranno essere molto aggressivi.
Tuttavia con una partenza a muro così accentrata, è necessario spostarsi verso l'esterno sull'attacco d'ala, senza volare ma con salto verticale.
A tal proposito, il tipo di traslocazione più utilizzata dagli atleti di posto 2 e posto 4 è il passo incrociato.
La Copertura di attacco fa parte degli interventi difensivi, ma oramai viene riconosciuto un fondamentale a se stante per l'importanza nell'economia del gioco.
Una squadra che dimostra buone attitudini alla copertura è senza dubbio un gruppo coeso e consapevole che nel volley si vince anche grazie al lavoro oscuro di chi compie continuamente dei gesti tecnici al servizio dei compagni.
Uno schiacciatore che sta per attaccare, va sicuramente più deciso e sicuro se sa che la squadra è ben organizzata è ben attenta ed organizzata nel fondamentale della copertura.
Tale organizzazione in realtà è decisamente più agevole sugli attacchi in banda che non su soluzioni di primo tempo e prevede tre uomini in copertura corta e die in copertura lunga se si attacca una palla più o meno alta.
Viceversa, su schiacciate rapide come la super o la quick la soluzione adottata prevede due atleti in copertura corta e tre in copertura lunga.
Va precisato che per copertura corta si intende la posizione difensiva a circa tre metri dall'attaccante, non più vicino, poiché i palloni che rimbalzeranno a muro, ancora più ficcanti, saranno competenza dell'autocpoertura dello stesso schiacciatore, che sicuramente avrà chiuso troppo il suo colpo di attacco.
Esercizi.
1) Nel primo esercizio si lavora per la copertura, dopo l'appoggio e alzata con dei terzetti che a turno entrano in campo e costruiscono il gioco per posto 2 o 4 dove sono posizionati due atleti su dei plinti a dettare la copertura del terzetto. L' alzatrice e la giocatrice corrispondente alla zona d'attacco, vanno in copertura corta: quella opposta alla zona di attacco fa una copertura lunga, quindi due lunghe e una corta.
Fondamentale che nelle azioni con molti scambi rimanga sempre lungo almeno un giocatore in copertura, pronto ad intervenire su quei rimbalzi del muro beffardi e fortunosi, che non possono assolutamente cadere a terra perché sarebbero veri "errori imperdonabili".
2) Si mette un sestetto in cambiopalla a cui sono contrapposti tre muri artificiali in posto 2 - 3 - 4 .
Per gli attaccanti si creano azioni anche molto lunghe, con continui attacchi contro il muro e relative coperture.
Il proseguo alla prossima...

Zavalloni Dott.Paolo

Gli errori imperdonabili dipendono da chi li commette e non importa chi c'è di fronte come avversario, in quanto si è capaci di sbagliare facendo tutto da soli.
Ovviamente fino all'under 14, mia modesta opinione, può essere, in parte, tralasciato, ma se il tasso tecnico o il livello cresce, la tolleranza è sempre bassa.
È fondamentale che ogni team, in base al suo livello tecnico e al campionato che si appresta a disputare compili un elenco degli errori che si ritengono assolutamente imperdonabili.
Al contrario, se gli errori di squadra saranno considerati tutti di uguale importanza e in modo benevolo si perdonerà, si verrà a creare una situazione per la quale l'anno di lavoro potrebbero anche non far ottenere alcun miglioramento.
Un tentativo di realizzarlo per una ipotetica squadra di medio - basso livello, diventa indispensabile.
- Palla facile che cade fra due giocatori per puro equivoco.
- Ricezione avversaria sbagliata che torna in campo opposto con traiettoria schiacciabile e senza muro; l'atleta a rete schiaccia ma facendo invasione o fuori o addirittura in rete.
- Palla facile da appoggiare da parte dell'alzatore; ad alzare è il centrale di posto 3 che commette fallo di palleggio.
- Palla facile che viene clamorosamente sbagliata.
- Attaccante che decide all'ultimo istante per l'esecuzione di un pallonetto, perché intimorito dal muro avversario, la palla gli "rimane in mano" con il risultato che il pallonetto ricade sul suo campo.
- Invasione a muro quando l'azione di attacco avversaria era pressoché scontata o compromessa.
- Errore di battuta, anche senza battere in salto, quando il compagno/a precedente aveva già sbagliato.
- Non prendere una palla in difesa o in copertura, molto alta e agevole solo perché si è sbagliato il posizionamento.
Si può limitare l'elenco a questi errori, quando esiste la possibilità che possano variare nella loro fattispecie, in base al livello di gioco.
IN PRESENZA DI UN ERRORE IMPERDONABILE È NECESSARIO CHE QUALCUNO SI ARRABBI SERIAMENTE.
Questo aspetto, che può sembrare eclatante è in realtà indispensabile perché si crei nella squadra un genuino senso di fastidio per l'errore imperdonabile.
Dire che, in tal caso, è necessario che qualcuno si arrabbi fortemente, significa che tale atteggiamento deve essere assunto dai compagni/e di squadra e soprattutto dall'allenatore.
Una volta definita la classificazione degli errori come:
- errori indotti dalle buone capacità dell'avversario
- errori tecnico-tattici sui quali lavorare in palestra
- errori imperdonabili
il passo successivo è quello di capire quando incidano tali errori nell'economia del gioco è necessario ricordare come si realizzano i punti nel volley :
- con il sistema del cambiopalla
- con il sistema break
- con il sistema contrattacco
- con gli errori avversari
Come è noto, il sistema cambiopalla fa riferimento ai punti realizzati sulla battuta avversaria attraverso i fondamentali di ricezione e attacco; il sistema break permette punti con battuta e muro, il sistema contrattacco si basa sui fondamentali di difesa e contrattacco-punto.
Analizzando la media dei punti che una squadra realizza è facile poter dire che il maggior numero di punti si ottiene con il sistema del cambiopalla, ma è soprattutto da evidenziare che il secondo meccanismo, in ordine di importanza come fonte di punti è senza dubbio, quello degli errori commessi dagli avversari.
QUANTI ERRORI PUÒ FARE UN GIOCATORE MEDIAMENTE IN UN SET?
La risposta è apparentemente semplice, poiché un errore a set si può concedere a tutti e ciò porterebbe a commetterne 6-7 per squadra: perdonare due errori a testa già produrrebbe un risultato più che preoccupante, poiché significherebbe dover tollerare 12/14 errori totali in un set.
Spesso i giovani non si rendono conto di quanto incidano gli errori nell'economia del gioco ed è dunque preciso compito dei tecnici quello di sollecitarli a riflettere in tal senso, responsabilizzarli a gestire la propria gara.
Si può sintetizzare la metodologia di lavoro con due grandi direttive:
- curare la tecnica individuale in palestra, per far emergere le qualità innate dell'atleta;
- adattare le capacità tecniche individuali alla realtà del gioco, adattamento che si può sviluppare facendo disputare almeno 35/40 partite di buon livello all'anno.

La storia continua....

 Zavalloni Dott.Paolo

Per fare un buon muro, è necessario eseguire le seguenti tecniche ben correlate fra loro:
- spostamento lungo la rete;
- individuazione del punto di salto ottimale;
- scelta del tempo di salto in base al tipo di attacco avversario;
- salto con esatto posizionamento del piano di rimbalzo con gli arti superiori;
Tutto ciò va eseguito in pochi secondi e in modo  coordinato e concordato fra i giocatori di prima linea.
Il corretto posizionamento degli arti superiori sulla rete è la priorità più importante per effettuare il muro in maniera efficace.
Uno degli errori più noti del l'esecuzione tecnica del muro sta infatti nell'incapacità di penetrare con il piano di rimbalzo direttamente nel campo avversario.
Il muro di chi non ha molti centimetri sopra il net, è piatto sopra la rete e non aggressivo come dovrebbe; oppure, se chi mura è un buon saltatore, viene eseguito in due tempi, cioè prima alto e poi invadente con dei risultati comunque pessimi.
A tal proposito tutto gli allenatori ormai usano il classico esercizio di muro con l'elastico teso a mezzo metro sopra il net, chiedendo ai loro atleti di infilare le braccia tra elastico e la rete.
Nell'esecuzione di tale esercitazione è importante non toccare l'elastico perché significherebbe andare prima in alto e poi oltre la rete: l'esecuzione corretta prevede che le braccia vadano direttamente nel campo avversario.
Ciò che sfugge è la ricerca del contatto, mano - palla: il miglior muro in assoluto, infatti, è quello in cui l'atleta riesce a portare le mani sul pallone; solo così il suo muro sarà orientabile.
Viceversa la porzione di muro che va dai polsi ai gomiti fino alle spalle, non potrà mai in alcun modo opporsi efficacemente ad un colpo muro-out.
Tutto ciò da importanza a chi ha pochi centimetri da spendere ed è la dimostrazione che per eseguire un muro efficace non sempre occorre essere molto in alto sopra la rete, basta invece posizionare correttamente mani e polsi ed avere un buon tempo di salto.
Non è un caso che nell'alto livello, tanti atleti di statura non elevata riescano comunque ad essere efficienti nel fondamentale del muro, purché credano nei propri mezzi e scelgano con attenzione il tempo di salto.
Il tempo di salto rappresenta la priorità n. 2 per un muro ideale introducendo al concetto di muro di attesa, o più comunamente muro in letteratura: la capacità di saltare fino all' ultimo momento per non far vedere le mani all' attaccante avversario.
Poi però occorre essere molto rapidi nell' eseguire il muro, pur rimanendo composti ed ordinati, evitando soprattutto che il pallone passi in mezzo alle mani.
La tattica di attesa o muro in lettura serve al centrale per contrastare il primo tempo avversario ed essere comunque pronto a murare anche sulle bande e serve al muro d'ala, soprattutto su palla alta, per non far vedere le mani allo schiacciatore avversario.
Per eseguire tutto ciò con naturalezza, occorre però aver padronanza di una tecnica di base indispensabile: la capacità di eseguire il muro con un salto senza contro-movimento.
In altri termini bisognerà saper eseguire il muro evitando di piegare le gambe e saltare, bensì, da posizione già piegata, andare direttamente verso l'alto.
Stare in lettura significa murare in visione e non in pre-visione; in altre parole il centrale ma anche i giocatori d'ala, cercheranno di leggere le intenzioni dell'alzatore avversario e spesso avranno come obbiettivo non tanto quello di murare bensì di toccare la palla e renderla facilmente difendibile.
Per realizzare tutto ciò è fondamentale prepararsi con le gambe un po' piegate e le braccia già pronte per murare, ma soprattutto per contrastare il primo tempo avversario, bisognerà saltare senza caricare ulteriormente le gambe.
Alla prossima...

Zavalloni Dott.Paolo

Muro e difesa sono due tecniche della pallavolo fortemente correlate tra loro.
Sappiamo che la difesa è la cosiddetta "coperta corta", cioè non può potrà mai coprire tutto il campo: quindi è indispensabile collegare tale fondamentale al muro perché insieme possano essere il fulcro della fase break.
Fino a qualche anno fa il muro era una tecnica fondamentale del volley maschile e difesa come fondamentale del femminile; oggi come oggi nel volley femminile il muro diventa "essenziale" perché, del resto, se nella pallavolo maschile dove a "muro" esci con le "ascelle" sopra la rete, se non difendi difficilmente vinci.
La gestione degli errori rappresenta uno degli aspetti più concreti della quotidiana attività in palestra per tutti gli allenatori
Si tratta, in realtà, di saper individuare correttamente gli errori più importanti commessi da ognuno degli atleti allenati, costruire poi un percorso didattico di correzione che porti un miglioramento nel breve-medio periodo.
Ogni allenatore ha certamente detto alla sua squadra di fare meno errori ma se dietro a questa affermazione non esistessero delle idee non condivise con i propri giocatori, sarebbe probabilmente meglio restare zitti perché non ci sono parametri di valutazione ben precisi.
Ciò diventa ancora più importante se si lavora con dei giovani che, ovviamente, tendono a sbagliare più degli altri ed è compito di noi allenatori evitare la "paura dell'errore", con atteggiamento paziente o positivo e solo raramente severo o addirittura sanzionatorio.
Gli errori si possono distinguere
- errori indotti dalle capacità dell' avversario
- errori tecnico - tattici sui quali lavorare
- errori imperdonabili.
La prima tipologia di errori è quello "è stato bravo l'avversario"; evidentemente un minimo di responsabilità nell' errore è da attribuire anche alla squadra che lo ha commesso, ma è soprattutto l'avversario che ha fatto una gran giocata.
Di solito l'atteggiamento migliore è quello di non preoccuparsi, ma con i giovani ciò non è affatto scontato e l'allenatore deve intervenire con "ok, bravi loro, pensiamo alla prossima", un incitamento per mantenere alta la fiducia nelle capacità dei nostri giovani allievi/e, fermo restando sempre che l' avversario sa giocare bene.
La seconda tipologia di errori, i TECNICO-TATTICI è sicuramente quella che ne comprende più di ogni altra: dagli innumerevoli errori che derivano da lacune tecniche e quelli dovuti a una scarsa propensione ad un ragionamento tattico.
Ci si allena per prevenire tutto ciò perfezionando sempre più le tecniche dei fondamentali e mettendo a punto delle strategie tattiche utili per vincere la partita.
Nel settore giovanile gli errori sono molto numerosi e l'atteggiamento migliore per un tecnico e che se tali errori vengono commessi in gara si cercherà di non dire nulla o a volte incoraggiare, ma si prenderà nota dei medesimi per focalizzare, su di essi il lavoro negli allenamenti successivi.
Esempio:
- squadra che sta per contrastare con muro a due e difesa schierata, un attacco avversario di palla alta da posto 4, ma l'attaccante dall'altra parte della rete, attacca una diagonale stretta molto potente.
Il difensore se non la tiene viva, più di un errore proprio deve prendere atto dei meriti dell'avversario e giocare senza particolari responsabilità.
Se invece l'attaccante avesse fatto pallonetto e il pallone fosse caduto a terra, allora sì che i demeriti della difesa supererebbe i meriti dell' avversario e si dovrebbe prendere atto di un errore su cui lavorare in allenamento.
- esempio di errore in attacco.
Distinzione fra palla fuori e palla in rete, rispetto ad un attacco murato dall'avversario anche in maniera definitiva, è una situazione da considerare meno grave delle precedenti, in particolare nel giovanile, in modo tale che i giovani vengano incoraggiati a schiacciare contro il muro per realizzare in mani-out.
In poche parole se se i giovani non vengono lasciati tirare contro il muro senza sanzionarli non impareranno mai a eseguire colpi vincenti tipo mano-fuori.
Il continuo alla prossima...

Zavalloni Dott.Paolo

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